Quell’ultima rifinitura e poi…

29 ottobre 2014 Teo Benedetti

Ultima rifinitura e poi...

D’accordo, ci siamo.
Ora mancano davvero poche decine di minuti – forse qualche centinaia di minuti – ma ci siamo.
Domani inizia tutto.
Qualcuno è già arrivato, qualcuno è in viaggio, qualcuno (tanti?) non dormirà stanotte.
È arrivato il momento.
La festa sta per iniziare.
Già…la festa.
Interesserà a qualcuno vedere i preparativi, gli ultissimi preparativi, prima del grande evento?
A me sì, sinceramente, e con spirito da umarell (i grandi osservatori di lavori pubblici che stanno sempre a bordo campo commentando “secondo me, sbagli ragazzo” NdR) non mi voglio assolutamente perdere quello che potremmo definire il pre-festa.
Oggi Lucca inizia ad essere invasa.
Oggi la città è uno sferragliare di camion, camionette e auto, di pancali, di muletti e di grida. Del classico “pin pin” che fanno gli autotreni quando sono in retromarcia.
Ecco nell’aria c’è un “pin pin” catartico, una colonna sonora che ti parla di decine di migliaia di fumetti e di merci che sono scaricate, smistate e sistemate da un marea di ragazzi e ragazze.
Ogni stand, fino a ieri vuoto e ordinato, è assaltato e rimesso a nuovo.
Gli angoli bui diventano colorati in un balletto di luci ed effetti.
E le voci si mischiano, si sposano, si accavallano.
Ognuno è presente con un compito ben preciso: dare gli ultimi ritocchi.
“Sposta il cono di luce, angola il cono di luce, rimetti il cono di luce.” – senti dire da una parte
“Ok va bene così: passiamo al prossimo.” – è la risposta.
“Aggancia la presa di corrente? Tutto ok? Bene passiamo al prossimo”
“Ehi hai visto dove ho posato quella cosa che ci serve?”
“No.”
“Ah ok.”
“Ok la rimedio.”
E via così: oltre ventimila metri quadrati di subbuglio e andirivieni, di panico (“Avrò preso quell’ultima cosa che andava fortissimo?”) e delizia.
Delizia perché la comunità si sta riunendo.
Perché tra uno scarico e l’altro dell’infinita pila di casse, c’è tempo per strette di mano e abbracci.
Ci si saluta fuori dagli stand, dentro gli stand, in fila nelle pause caffè al bancone di un bar.
Ci si rivede dopo un anno, dopo un mese, dopo un giorno. Autori, editori, negozianti, addetti ai lavori. Un mosaico di sorrisi e battute che si allarga per i corridoi vuoti (no, non sono vuoti ci sono le pile di casse ricordate?) e inizia a scaldare l’atmosfera.
E poi?
Poi ci si congeda con un “ci vediamo in giro” sottintendendo che anche nella folla ci sarà tempo per rivedersi, parlare, condividere pensieri e pareri che nessun schermo può trasmettere e che solo la realtà può rafforzare.
E se poi la realtà è Lucca Comics & Games ogni cosa è potenziata.
E gli addetti ai lavori – assieme ai visitatori giunti un giorno prima che incuriositi buttano un occhio di soppiatto negli stand finalmente illuminati e con le porte guardate a vista dall’esercito dei “felpati” – sono la testa di ponte di questa festa, di questo ritrovarsi annualmente.
Sono la prima linea che sonda il territorio e prepara lo sbarco di un pubblico che conserverà gli stessi abbracci e le stesse strette di mano che vedo ora mentre pedalo tra gli stand, guardato di sbieco da tutti (vorrei ben dire, sto intralciando l’ennesimo Plin Plin in retromarcia).
Sì, la festa sta per cominciare e le luci negli stand rimarranno accese per tutta la notte mentre qualcuno sarà ancora lì a controllare che tutto sia perfetto, pronto e splendido per il pubblico più bello che possa esistere: quello di Lucca Comics & Games.
Buon ultima notte prima della festa.
Ci si vede nei vicoli della città.
Io sono quello con la bicicletta che tenta di farsi largo.
…povero stolto barbuto.

di Teo Benedetti